Fritz Mac Laren, un bimbetto vispo ed intelligente d'una decina d'anni, passeggia nervosamente avanti e indietro lungo un corridoio deserto del grande fabbricato che ospita gli uffici d'un'importante Società multinazionale, impegnata da lungo tempo in ricerche e studi per conto del governo sul tema dell'energia alternativa.
All'interno d'uno dei tanti uffici che stanno dietro le porte allineate ai lati del corridoio, il padre di Fritz è a colloquio con un funzionario della Società.
- Ho esaminato il suo progetto, signor Mac Laren... - osserva il funzionario restituendo un fascicolo di fogli dattiloscritti. Da un punto di vista puramente teorico potrebbe anche essere interessante, ma per poterlo prendere in considerazione sono indispensabili anche dei dati sperimentali!
È proprio per questo che sono qui! - fa presente Mac Laren. - Voi potreste darmi la possibilità di eseguire gli esperimenti necessari. Ne deriverebbe un reciproco vantaggio...
- Mi spiace di non poterla accontentare. Lei non immagina nemmeno quanti studiosi stiano effettuando studi per la trasformazione del calore del sole in energia. Se dovessimo dar retta a tutti quanti...
- Le mie ricerche però sono più avanzate di tante altre!
- Non lo metto in dubbio. Comunque, le ripeto, la sua è soltanto teoria!
- Non vuole proprio darmi una mano, dunque?
- Non è possibile, gliel'ho già detto! Ed ora mi scusi... ma ho molto da fare. Buon giorno, signor Mac Laren!
Quando l'anziano ricercatore esce dall'ufficio. il figlioletto gli corre incontro trepidante.
- Com'è andata, papà?
- Poi ti dirò... Andiamo a casa adesso!
- Ma...
- Andiamo a casa. ti ho detto!
L'uomo si avvia, cupo in volto e silenzioso, verso l'uscita e il piccolo Fritz gli trotterella appresso senza azzardarsi a porre altre domande.
Giunto all'aperto, papà Mac Laren viene colto da un improvviso malore e scivola a terra, privo di sensi.
Alcuni giorni più tardi, sotto una pioggia battente, un pesante autotreno con rimorchio si ferma davanti ai magazzini della base Jasdam per consegnare del materiale.
Il piccolo Fritz, giunto fin lì appollaiato sul robusto gancio che collega il rimorchio alla motrice, approfitta di un momento di disattenzione del personale addetto allo scarico per abbandonare l'occasionale nascondiglio ed allontanarsi di corsa.
Di lì a poco Arin, che sta sistemando il tettuccio sulla jeep per ripararla dalla pioggia, riceve una chiamata con il radiotelefono.
- Sembra che qualcuno sia entrato nella base! - lo avverte Galax. - Vai subito ad eseguire un controllo nell'area B!
- OK, comandante! Bantar nel frattempo ha già provveduto a bloccare il piccolo intruso, afferrandolo per un braccio.
- Ehi, ragazzino... Cosa stai facendo da queste parti?
- Mi stai facendo male! strilla Fritz. - Non stringere a quel modo!
- Ti ho fatto una domanda... - insiste Bantar, ignorando gli strilli. - Mi vuoi rispondere?
Fritz però continua a tirar calci, tentando di divincolarsi.
- Non desidero parlare con te! Lasciami andare!
Dopo di che raggiunge con un morso la mano che lo tiene prigioniero. Bantar molla per un attimo la presa, trattenendo a stento un'imprecazione e il bimbetto ne approfitta per allontanarsi di corsa.
La jeep di Arin, che sopraggiunge in quel mentre, gli taglia la strada.
- Dove stai scappando? chiede Arin.
- Io non sto affatto scappando! - precisa Fritz fissando spavaldamente il suo interlocutore.
- Dimmi allora perché sei qui... Deve pur esserci un motivo!
- Parlerò solo con il dottor Galax... Portami subito da lui!
- E va bene. Monta in macchina!
Quando la jeep arriva nella zona degli uffici del centro spaziale, il comandante della base è già in attesa, in compagnia di Nova e del capitano Dan.
- Eccoci arrivati! - esclama Arin.
Il bimbetto salta rapidamente a terra.
- Mi chiamo Fritz Mac Laren - dichiara.
Galax gli si fa incontro con un bonario sorriso.
- Ho sentito che mi volevi parlare. Cos'hai da dirmi di tanto importante? Sentiamo...
- Si tratta di questo... spiega Fritz. - Mio padre è uno scienziato molto valido... anche se non è molto conosciuto perché compie le sue ricerche in casa e non in un grande laboratorio. Ma è veramente bravissimo, glielo assicuro!
- E poi? - chiede Galax incuriosito.
- Beh, - continua il bimbetto - ora che la sua ricerca è finalmente terminata, sarebbe necessario sperimentarla... ma nessuno purtroppo vuole aiutarlo. Qualche giorno fa, dopo aver ricevuto un altro rifiuto da parte di una importante Società, si è addirittura ammalato... La prego, dottor Galax, faccia lei qualcosa! Venga almeno a trovarlo!
Il comandante appare alquanto imbarazzato.
- Ti capisco molto bene, Fritz... - spiega. - Ma per il momento non posso assolutamente lasciare la base.
Il visetto del bimbo si fa triste. Si ha la netta impressione che possa scoppiare in lacrime da un momento all'altro. Ma ecco farsi avanti il professor Nelson che, pur essendo rimasto fino a quel momento in disparte, ha potuto ascoltare per intero lo sfogo del piccino.
- Potrei andarci io! - afferma. - Se nessuno ha niente da obiettare, beninteso...
- Ma certo! - conferma Galax. - Potrebbe essere un'ottima soluzione!
L'abitazione dei Mac Laren, una villetta senza pretese, sorge in una zona piuttosto isolata, in cima ad una verde collina.
Il padre di Fritz è seduto ad un tavolino, assorto nei suoi calcoli. Ad un tratto ode un rumore dietro di sé e si volta di soprassalto. Sulla soglia sono apparsi tre individui mai visti prima.
Egli non sa, e non può neppur lontanamente immaginare, d'avere di fronte il capitano Gudon, accompagnato da due fedelissimi dell'esercito di Doppler.
- Chi siete? - chiede, comprensibilmente sorpreso per quella intrusione. - Cosa volete?
- Siamo venuti a prenderla, dottor Mac Laren! - gli annuncia seccamente Gudon.
- Ci dev'essere un errore... lo non sono dottore! Sono soltanto un modesto ricercatore, praticamente sconosciuto!
Sul volto dell'inviato di Doppler si disegna un ambiguo sorriso.
- Forse lo è stato in passato... Ma da oggi lei può considerarsi dottore!
- Cosa significa? Non capisco...
- Stia tranquillo e ci segua. Capirà dopo!
- Veramente, io...
Il poveretto non riesce a concludere la frase. Sopraffatto dall'emozione e fors'anche dalla paura, stramazza pesantemente a terra.
- Beh... - osserva Gudon rivolto ai suoi uomini. - Poco male, anche se è svenuto. Caricatelo sulla macchina ed andiamocene da qui alla svelta.
L'ordine viene prontamente eseguito.
L'auto pilotata da Arin, con a bordo Fritz ed il professor Nelson, e giunta frattanto a sua volta in vista dell'abitazione di Mac Laren.
- La mia casa è quella lassù, in cima alla collina! - indica Fritz sporgendosi dal finestrino.
Subito dopo, lungo la breve salita conclusiva, i tre si vedono improvvisamente sfrecciare a fianco una vettura nera che procede in senso opposto.
- Dev'essere andata a casa mia, quella macchina... - avverte il piccino. - C'è solo questa strada per arrivarci! Forse il mio papà ha ricevuto qualche visita importante per il suo lavoro!
Il padre di Fritz però non è in casa.
- Strano... - commenta il bimbetto visibilmente preoccupato. - Non stava per niente bene quando sono venuto via e quindi non può essere andato molto lontano!
- Ci sono molte impronte recenti, qui sul pavimento. - osserva a questo punto il professor Nelson. - Potrebbe darsi che...
Arin annuisce, dopo aver controllato rapidamente.
- Già, forse qualcuno è venuto qui ed ha portato via il padre, di Fritz, per qualche motivo che non sappiamo.
Il piccolo Mac Laren corre verso la porta.
- Dev'essere stata la macchina di prima! - strilla. - Son sicuro che il mio papà era sulla macchina nera che abbiamo incontrato arrivando! Dobbiamo raggiungerla!
- Probabilmente Fritz ha ragione - esclama Nelson. Muoviamoci!
La berlinetta di Arin riparte di gran carriera ed inizia un inseguimento che si conclude dopo una manciata di minuti con l'avvistamento della vettura sospetta. Quando però la distanza è ormai ridotta a pochi metri, improvvisamente il cofano posteriore della macchina inseguita si spalanca ed appare la sagoma minacciosa d'un'arma, che spara a raffica.
Per evitare il peggio, Arin scarta bruscamente e finisce sul prato che fiancheggia la strada, perdendo minuti preziosi. Quando l'inseguimento riprende, è troppo tardi ormai: nel frattempo infatti gli occupanti della macchina nera si sono dileguati a bordo di un elicottero.
Alcune ore dopo Mac Laren giunge alla base segreta dell'Himalaya e viene condotto al cospetto dell'irriducibile rivale di Galax, che lo accoglie con un satanico sorriso.
- Benvenuto alla base di Doppler, dottor Mac Laren!
Il padre di Fritz scuote amaramente il capo.
- Ora capisco... - esclama. - E stato lei, dunque!
- Esatto. Sono stato io ad ordinare che la portassero qui... Solo le persone che io scelgo hanno il privilegio di poter entrare in questa base e lei è uno di tali privilegiati. Spero che sarà lieto di collaborare spontaneamente con me...
Mac Laren rimane silenzioso, con lo sguardo rivolto a terra.
In quei brevi istanti mille contrastanti pensieri gli affollano la mente. No... La collaborazione con Doppler è da escludere... il suo istinto di uomo si ribella... Ma d'altra parte il suo istinto di ricercatore reclama un premio per le fatiche di tutta una vita ... il coronamento dei suoi sforzi ... la realizzazione del suo grande progetto...
Sigma gli si avvicina e lo distoglie dai suoi pensieri.
- Questa è un'occasione che non le capiterà mai più... - gli sussurra. - Non vuole vedere finalmente il frutto delle sue ricerche? Avrà a disposizione un modernissimo laboratorio e tutta l'attrezzatura necessaria...
L'anziano Mac Laren alla fine si lascia convincere.
- Va bene! - conclude. Non ho altra scelta!
Fritz è sul limitare della grande scogliera prospiciente il mare, in prossimità della base Jasdam, immerso nei suoi cupi pensieri. Dopo la scomparsa del babbo ha perso vivacità ed appetito. Con lo sguardo fisso nel vuoto. sta giocherellando meccanicamente con un medaglione che porta appeso al collo...
Silenziosamente la scimmietta Taron giunge alle sue spalle e, incuriosita da quel misterioso armeggiare del piccino, afferra di scatto il ciondolo e se ne impossessa.
- No, per favore! - esclama Pritz. - Dammelo indietro! E' la cosa più preziosa che possiedo... Taron però, dispettosa come tutti gli animali della sua specie, si allontana saltellando senza mollare la presa.
- Ridammelo, Taron, te ne prego! - insiste Fritz con tono accorato.
Per fortuna in quel mentre sopraggiunge Arin e recupera il ciondolo del suo minuscolo amico.
- Cos'è - gli chiede. - La foto di tuo padre?
- Hai indovinato! - ammette il piccino. - Tempo fa mio padre mi diede questo ciondolo dicendomi che non avrei mai dovuto farlo vedere a nessuno... Per te ad ogni modo posso fare un'eccezione!
Arin osserva attentamente il grazioso portaritratti, rigirandolo tra le mani. È una sorta di talismano, simile al suo, ed è giusto e logico che il piccolo Mac Laren lo custodisca tanto gelosamente.
- Dimmi un po', Fritz -esclama ad un tratto, visibilmente sorpreso. - Cosa c'è scritto qui, sul retro del ciondolo? Ha tutta l'aria di una equazione scientifica!
- Può darsi che lo sia... - è la risposta. - L'ha scritta papà. Mi ha detto che la capirò quando sarò grande!
Arin appare pervaso da una strana eccitazione.
- Dovresti darmi in prestito il tuo ciondolo per un paio d'ore... Penso che questa formula potrebbe svelarci perché tuo padre è stato sequestrato!
- Quand'è cosi, non ho nulla in contrario!
Di lì a poco, la formula racchiusa nel medaglione viene fatta analizzare dal computer della base.
- Dottor Galax! - annuncia Nova dopo aver ricevuto la risposta di Urania. - Questa è sicuramente un'equazione scientifica per una reazione di fusione nucleare... Però l'ultima parte non è completa e manca la soluzione dell'equazione!
Galax si fa consegnare il foglietto con i dati forniti dall'elaboratore elettronico e li esamina a sua volta molto attentamente. Alla fine appare profondamente turbato.
- Questo - dichiara - è un metodo assolutamente nuovo per trasformare il calore solare in energia. Utilizzando tale procedimento sarebbe possibile realizzare un missile solare, con un altissimo potere distruttivo...
- Un missile solare? - chiede Dan con aria incredula.
- Proprio così, capitano! Un missile in grado di raccogliere l'energia solare, praticamente infinita, e concentrarla in un unico punto. In altre parole, una tremenda arma distruttiva!
- Come vedi - conclude Arin rivolgendosi a Fritz - non mi ero sbagliato. Ora sappiamo perché tuo padre è stato rapito... E sono quasi certo che in tutta questa faccenda c'è lo zampino di Doppler!
I timori di Arin sono purtroppo fondati, come ben sappiamo. In realtà non solo il padre di Fritz ha accettato di lavorare per Doppler, ma in breve tempo è riuscito anche a realizzare il suo grande progetto e ne informa l'ingegnere capo con comprensibile soddisfazione.
- Credo che ci siamo.. . - dichiara. - Gli esperimenti hanno confermato che la mia teoria era esatta!
- Il missile solare è dunque una realtà? - chiede Prag entusiasmato dalla bella notizia.
- Direi proprio di sì... Anche se, naturalmente, è ancora per il momento allo stato sperimentale!
- Non importa! Affideremo al capitano Gudon l'incarico di eseguire al più presto una prova pratica!
- Questo no, ingegnere! - replica Mac Laren seccato. - Sarò io se mai a fare quella prova!
- E con quale diritto?
- Con pieno diritto, direi... Si tratta d'una mia scoperta e non sarò soddisfatto finché non la avrò portata a termine da solo. Se ritiene che ció non sia possibile, mi rifiuto di cooperare, d'ora in poi!
- Ma è inaudito! Lei non può...
Il vice-cancelliere Sigma, che ha ascoltato il breve colloquio, lo interrompe.
- Ingegnere capo Prag! - ordina, con tono che non' ammette repliche. - Faccia come ha suggerito il dottor Mac Laren!
- Ma un esperimento del genere deve essere effettuato necessariamente in battaglia...
- E con questo? - osserva il padre di Fritz. - Io non ho più molto da vivere... Perché mai dovrebbe spaventarmi una battaglia?
- Faccia predisporre subito tutto il necessario, ingegnere - conclude Sigma.
L'indomani il missile solare è pronto per il grande collaudo.
- Facciamo affidamento su di lei, dottor Mac Laren! - raccomanda Sigma al momento della partenza. - Esegua il suo esperimento seguendo le indicazioni del capitano Gudon.
- Andrà tutto bene... Non vi preoccupate!
Sono trascorse alcune ore. Il radar della base Jasdam segnala l'imminente arrivo d'un ennesimo robot da combattimento di Doppler ed il Danguard come al solito esce per affrontarlo.
- Questa volta - rammenta Dan al suo allievo durante la breve fase di avvicinamento - il Megasatan potrebbe portare con sé il missile solare di cui s'è tanto parlato... Sarà bene usare la massima cautela!
In effetti, quando il Megasatan viene inquadrato nel campo visivo, si scorge distintamente sulla sua parte superiore una protuberanza simile ad un cannone che non lascia presagire nulla di buono. Ma c'è un altro particolare ancor più sconcertante che Arin riesce ad individuare ed è la fisionomia dell'uomo che si trova al posto di guida.
- Ma quello è il padre di Fritz! - esclama il ragazzo sussultando. - Lo riconosco dalla foto che stava racchiusa nel ciondolo...
A questo punto si verifica un concitato dialogo tra i due giganti d'acciaio in volo.
- Signor Mac Laren... - inizia Arin. - Lei sta facendo un errore imperdonabile!
- Come può conoscere il mio nome?
- Non ha importanza! Mi dica, piuttosto... Lei non ha forse fatto i suoi studi sull'energia solare al solo scopo di usarla per fini pacifici?
- Lasciamo perdere lo scopo! L'unica cosa che veramente mi interessa ora è di poter vedere con i miei occhi il risultato dei miei studi!
- E non le interessa dunque il fatto di rendere infelice per sempre suo figlio Fritz?
Improvvisamente scoppia nell'intimo dell'anziano ricercatore una violenta crisi di coscienza.
- Pazzo ed incosciente che sono... - mormora tra sé. - Mi ero completamente dimenticato di Fritz e stavo quasi per dare a mio figlio un dolore che non avrebbe mai più dimenticato! Ma posso ancora rimediare...
Così dicendo preme un pulsante d'emergenza che provoca il disinnesco e l'autodistruzione del missile solare...
Una terrificante esplosione conclude la patetica avventura.
- Ha rinunciato al risultato delle sue ricerche ed alla sua stessa vita per amore di suo figlio... commenta il capitano Dan.
È una gran perdita per Fritz, lo ammetto! - conclude Arin. - Ma quel ragazzo potrà sempre andare orgoglioso del nome di suo padre!
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