Il Capitano Dan è dunque riuscito a sfuggire anche all'ultimo subdolo tranello tesogli da Doppler e ciò riveste una particolare importanza per vari motivi. E fuor di dubbio infatti che la sua competenza ed il suo fermo carattere costituiscono un peso determinante sulla bilancia delle forze contrapposte. La sua presenza garantisce pertanto al dottor Galax ed alla base Jasdam una carta vincente in più in vista dell'inevitabile scontro finale.

L'ex prigioniero di Doppler inoltre ha riacquistato la memoria ed il suo volto ha finalmente un nome: si è completata insomma anche la sua personalità ed egli è quindi in grado ora di valutare in piena coscienza i difficili problemi che lo coinvolgono, primo fra tutti quello che riguarda i suoi rapporti con Arin...

Superato il primo momento di comprensibile disagio dopo l'inattesa rivelazione, il colloquio prosegue nell'ufficio del dottor Galax, al riparo da occhi ed orecchi indiscreti.

- Le assicuro, dottore... spiega il redivivo Kosmos rigirando tra le mani la maschera d'acciaio. - Fino a poco fa ero ben lontano dall'immaginare che Arin fosse mio figlio! Ed è meglio a parer mio che lui ancora non sappia nulla, per il momento! Desidero riordinare le idee con calma prima di parlargli, di spiegargli...

La capisco perfettamente, capitano! - osserva Galax. - Si tratta d'una faccenda molto delicata.

Il comandante della base rimane per qualche istante soprappensiero, poi soggiunge:

- Dal momento che lei mi ha dichiarato d'aver riacquistato la memoria, però, mi piacerebbe sapere cos'è realmente accaduto tanti anni fa, al momento di quella sua misteriosa scomparsa. Sono state fatte tante chiacchiere in proposito...

- D'accordo. Ora le racconterò tutti i particolari. Spero che mi vorrà credere, anche se nel mio caso la realtà supera la fantasia!

- Parli pure, capitano: la ascolto.

Kosmos inizia con voce calma e pacata a ricordare e mentre parla ha la netta sensazione di vivere l'allucinante avventura che lo aveva avuto protagonista.

- Come lei ben ricorda, comandante, il razzo vettore destinato a spedire nello spazio i quattro piloti scelti per la prima prova generale del "Progetto Prometeo" era partito senza incidenti. Tutto procedeva secondo i programmi stabiliti, tanto è vero che non s'era resa necessaria alcuna correzione dell'orbita. Con precisione cronometrica la testa del razzo vettore s'era poi staccata ed aveva liberato i nostri quattro minuscoli aviogetti che materialmente avrebbero dovuto portare a termine la missione. lo ero alla guida d'uno di quegli aviogetti, del primo per l'esattezza. Una volta perfezionato il distacco, ero ormai convinto che tutto sarebbe andato per il meglio...

Improvvisamente però ecco che le apparecchiature di sicurezza accertano la presenza di qualcosa di anormale ed il lampeggiatore rosso d'emergenza sistemato sul cruscotto dell'apparecchio entra in funzione. Istintivamente mi guardo attorno per scoprire il perché di quel segnale d'allarme e ad un tratto li vedo...

Kosmos si concede una breve pausa per schiarirsi la voce, quindi prosegue:

- Erano come dei globi di fuoco, splendidi come girasoli. Un attimo dopo da quei globi partirono saettando dei raggi di luce che mi accecarono completamente. Quando mi resi conto del pericolo era oramai troppo tardi: il mio sistema nervoso non era più in grado di reagire. Avevo perduto le mie capacità di autocontrollo e praticamente la mia volontà era assoggettata al potere di qualcun altro... A questo punto credo di essere svenuto.

Una volta ripresa conoscenza, mi ritrovai al cospetto di Doppler che mi invitò a passare dalla sua parte. Al mio rifiuto, ordinò ai suoi uomini di riservare anche a me il "solito trattamento": fu così che mi cancellarono la memoria e mi sistemarono sul capo questa maschera che permetteva loro di potermi comandare a loro piacimento.

Kosmos conclude con un triste sorriso:

- Questa è la verità, comandante... Tutta la verità. lo non ho mai tradito, glielo assicuro!

- Ed io le credo... Ho sempre creduto in lei!

Fuori, Arin è assorto in cupi pensieri, con lo sguardo fisso sul tratto di mare dove il suo istruttore era da poco scomparso.

Ad un tratto un grido risuona alle sue spalle.

- Ehi. Arin!

È la voce di Bantar che sta sopraggiungendo di corsa, seguito da Nova.

- Lasciami perdere, te ne prego... - brontola il giovane senza voltarsi.

- Arin! - insiste Nova afferrandolo per un braccio. - Il capitano Dan è vivo!

- Non è il momento di scherzare, questo...

- E infatti non stiamo scherzando! - replica Bantar. - E vivo, ti dico! L'ho visto io poco fa, proprio come sto vedendo te!

A questo punto Arin sussulta e si illumina in volto.

- Santo cielo! - esclama. Ma allora...

- ... devo correre subito da lui! - conclude, lanciandosi di gran carriera verso gli uffici.

Quando giunge trafelato al cospetto del superiore, non riesce proprio a trattenere l'istintiva esultanza.

- Sono contento di rivederla... - gli dice. - Sono veramente contento, capitano!

L'istruttore, che nel frattempo ha ripreso l'aspetto di sempre nascondendo il volto sotto la maschera d'acciaio, non tradisce la benché minima emozione ed anzi risponde con tono brusco e severo.

- D'accordo. d'accordo... Ma ora non perdiamo altro tempo. Sarà bene che tu vada a prepararti, perché tra poco dovremo riprendere l'addestramento!

Per le prove di volo simulato a terra è stato approntato nei laboratori della base uno speciale veicolo, il cui interno riproduce la cabina di comando del Danguard. Tale veicolo può raggiungere accelerazioni e velocità elevatissime grazie ai potenti reattori di cui è dotato, muovendosi su una guida d'acciaio lungo un percorso obbligato a forma di otto.

Ed è appunto con l'aiuto di tale simulatore di volo che Arin dovrà gradualmente aumentare la propria resistenza fisica per garantire in futuro il perfetto controllo del Danguard anche se sollecitato ai limiti delle sue enormi possibilità.

- Arin, - avverte l'istruttore - oggi dovrai girare di nuovo ad altissima velocità... e senza svenire questa volta, se davvero ci tieni a continuare la tua carriera di pilota spaziale.

- D'accordo, capitano conferma il ragazzo. - Sono pronto!

Arin s'avvia quindi per prendere posto nel simulatore di volo.

- L'istruttore ha ragione... mormora frattanto tra sé. - Ieri l'altro ho perso conoscenza proprio in questa manovra. Devo esercitarmi ancora di più!

Subito dopo viene dato il "via" e il minuscolo veicolo inizia la sua vorticosa sarabanda inanellando giri su giri su quel percorso da capogiro.

Il capitano Dan segue la scena dalla cabina di controllo.

- A quanto pare il suo allievo quest'oggi se la sta cavando benissimo! - osserva Galax che per l'occasione sta azionando personalmente i dispositivi di telecomando.

- Già... - conferma laconicamente l'istruttore. - Ma questo è solo l'inizio.

Quindi, dopo una breve pausa, soggiunge:

- Adesso, dottore, porti per favore la velocità al massimo! Galax sussulta.

- Capitano! - esclama. - lo penso che l'attuale velocità sia già oltre i limiti che il corpo umano può sopportare.

- Sto parlando dei limiti meccanici del simulatore e non di quelli del corpo umano! - precisa Dan.

- No, capitano! - dichiara a questo punto Galax. - Non le permetterò di fare una cosa simile! Se il simulatore di volo viene portato oltre un certo limite, il corpo di Arin sarà ridotto a pezzi! E questo che vuole? Si tratta di suo figlio, in fondo...

- È proprio per questo che lo faccio!

- Roba da matti! lo capirei se desiderasse proteggere suo figlio... Ma non riesco a condividere la sua idea di volersene servire per un esperimento così pericoloso.

- Se non sarà in grado di superarlo, correrà il rischio di perdere conoscenza nel momento di completare l'unione del Danguard. E questo non deve succedere!

- Secondo me sarebbe meglio procedere per gradi...

- Perfettamente d'accordo! Ma in tal modo impiegheremo un anno per completare l'addestramento... Mentre noi magari oggi stesso dovremo affrontare il nemico in battaglia. Ci ha pensato a questo?

Alla fine il comandante della base si lascia convincere e, pur con le dovute precauzioni, aumenta gradualmente la velocità.

Arin, dal canto suo, stringe i denti ma non cede.

Quando il giovane pilota lascia il posto di guida, al termine di quel massacrante collaudo fisico, appare letteralmente stravolto.

L'indomani, di primo mattino, il capitano Dan si reca nell'ufficio privato di Galax.

- Avrei bisogno di parlarle, comandante.

- Ed io sono pronto ad ascoltarla!

- Si tratta d'un certo discorso che era rimasto in sospeso... - esordisce Dan. - Questa notte ho avuto modo di riflettere a lungo per quanto concerne Arin...

- E quali sono state le conclusioni?

- Continuerò ad indossare questa maschera fino al giorno in cui Arin non sarà diventato un pilota spaziale veramente abile sotto ogni punto di vista!

- Dimentica forse che quella maschera rappresenta per lei un continuo pericolo. Doppler potrebbe ancora raggiungerla con qualche sua diavoleria!

- Ora non più. La spina ricevente fissata sotto l'antenna è ormai fuori uso, dopo il contatto prolungato con l'acqua salata.

- Capisco... Comunque non riesco ad afferrare il motivo di una simile decisione.

- Non ho altra scelta, comandante. Attualmente, come lei ben sa, Arin deve lavorare sodo per imparare a pilotare perfettamente il nostro Danguard. In un momento tanto delicato non ci può essere posto per i sentimenti che intercorrono tra padre e figlio. Sarebbero soltanto un ostacolo, mi creda... Un imbarazzante ostacolo al nostro già difficile addestramento!

- Ma...

- No, dottor Galax. Secondo me non ci sono alternative se vogliamo davvero fare di lui nel più breve tempo possibile un pilota spaziale altamente qualificato.

- Capitano Dan... lo non desidero affatto criticare le sue scelte. Io so soltanto che da dieci lunghi anni Arin sta cercando disperatamente di scoprire la verità su suo padre.

- Ed io, come padre di Arin, le chiedo di lasciarmi fare a modo mio...

- Mi scusi se insisto, capitano... Lei forse non sa quanto ha sofferto quel ragazzo dopo la sua scomparsa, angustiato oltretutto dal sospetto di poter essere il figlio di un traditore! Ecco perché non riesce a capire quanto le voglio dire!

- Si sbaglia, dottor Galax. Io sono suo padre e come tale lo amo più di qualunque cosa al mondo... Vorrei tanto poter correre da lui e stringerlo forte tra le mie braccia, mi creda. Sto facendo uno sforzo terribile nel continuare ad indossare questa disgustosa maschera!

Il dottor Galax appare sinceramente imbarazzato.

- I suoi motivi personali potrebbero anche passare in second'ordine se fossero in qualche modo in contrasto con i comuni interessi. Devo però ammettere che la sua decisione presenta un altro non indifferente vantaggio. La notizia della ricomparsa del capitano Kosmos infatti provocherebbe quasi sicuramente un pandemonio: giornalisti, fotografi e curiosi piomberebbero qui come falchi, compromettendo seriamente questa delicata fase dei nostri sforzi per la realizzazione del progetto Prometeo.

- Allora, se ho ben capito, lei e d'accordo con me?

- Sì, capitano. Forse è meglio per tutti che lei conservi l'incognito ancora per qualche tempo. Riprenderemo il discorso al momento opportuno.

- Bene. comandante!

Un paio d'ore più tardi un sibilo intermittente di sirena segnala l'approssimarsi di un pericolo.

- Oggetto non identificato in avvicinamento... Coordinate tre - quattro - zero... - avverte dalla torre di controllo l'addetto all'impianto radar.

- Ci risiamo, dannazione! -esclama Galax con un gesto di stizza. - Doppler ha proprio deciso di non darci un attimo di tregua!

Le successive informazioni confermano trattarsi di un Megasatan: prima ancora però che il robot da combattimento nemico sia arrivato in vista della base, il Danguard è già in volo, pronto per affrontarlo.

Il capitano Dan ed Arin ne seguono il progressivo avvicinamento sul radar di bordo.

- Eccolo! È proprio sopra di noi... - segnala ad un tratto l'istruttore. - Ora posso distinguerlo ad occhio nudo!

Lo sguardo esperto di Dan si sofferma quindi per qualche istante ad osservare le caratteristiche del robot avversario. Egli sa fin troppo bene che ogni modello di Megasatan progettato dai tecnici di Doppler nasconde qualche nuova diavoleria che sarebbe assai imprudente sottovalutare. Quest'esemplare per esempio è dotato di due lunghe braccia simili ad enormi tentacoli che recano alle estremità dei robusti ed affilatissimi rostri luccicanti.

Quasi per fornire una pratica dimostrazione delle proprie possibilità frattanto il robot di Doppler s'è avvicinato ad un imponente traliccio d'acciaio ed allungando una delle sue mostruose propaggini lo ha tranciato netto con un solo colpo.

- Cerchiamo di attirarlo in mare aperto! - ordina a questo punto Dan. - Combattendo proprio sopra la base c'è il rischio di danneggiare le attrezzature... E attento a quegli unghioni, mi raccomando!

- Bene, capitano!

Così avviene, infatti, e di lì a poco la battaglia ha inizio.

È il Danguard a prendere l'iniziativa e con un preciso colpo del laser riesce subito a porre fuori uso l'unghione di destra del nemico.

Quello però parte immediatamente al contrattacco e taglia la rotta al Danguard, levando in alto minaccioso il tentacolo superstite, pronto a colpire.

- Sarà impossibile evitarlo! strilla Arin. - Ci spezzerà in due!

- Non è ancor detto... - replica l'istruttore che come sempre sa mantenere un invidiabile controllo delle proprie reazioni. - Stacca la parte anteriore, presto!

- Bene, capitano!

La manovra, già felicemente collaudata più volte in fase di addestramento, sfrutta una delle tante possibilità del Danguard che gli consente di potersi scomporre in volo.

Un attimo dopo il muso dell'apparecchio si separa velocemente dalla parte principale, evitando per un soffio la mazzata del rostro d'acciaio nemico.

Il colpo finito a vuoto frattanto ha squilibrato notevolmente il robot di Doppler e Dan pensa subito di sfruttare la favorevole occasione determinatasi.

- È il momento buono, Arin! - segnala. - Ti sta voltando le spalle!

Il ragazzo non se lo fa ripetere due volte. In una frazione di secondo inquadra l'obiettivo e fa partire un missile che non perdona. Il Megasatan, centrato in pieno, si disintegra con una tremenda esplosione.

- Ce l'hanno fatta! - è il coro esultante del personale della base che ha seguito da terra le varie fasi dello scontro con animo trepido e che ora si scambia come comprensibile reazione baci ed abbracci.

Quando, poco più tardi, Arin ed il capitano Dan scendono dal Danguard, qualcuno commenta:

- Che bella coppia! Sembrano proprio padre e figlio!

Il dottor Galax sorride e tace.

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