Una nuova conquista

  L'estate stava ormai per arrivare e l'alveare era affollato dalle api che si affaccendavano nella raccolta del nettare, nella costruzione di nuovi favi e nell'istruzione delle nuove nate.
  Apemaia e Willi, amici inseparabili, cercavano di rendersi utili. Non erano ancora abbastanza grandi per uscire con le api operaie a raccogliere il polline e il nettare dei fiori, non erano ancora abbastanza grandi per montare la guardia all'ingresso dell'alveare, non erano ancora abbastanza grandi per aiutare il dottor Bua nella ricerca di nuove medicine. Insomma, erano due api in attesa di diventare vere api. Passavano la maggior parte del loro tempo insieme con le compagne, nella scuola di Cassandra, e quando non erano a scuola gironzolavano per il bosco in cerca di avventure, di amici e, a volte, anche di guai.
  Uffa, Willi, io mi annoio, disse Apemaia all'amico, cerchiamo di inventare qualcosa per 
divertirci. Ma divertirsi non era una cosa facile, perch nell'alveare non era permesso giocare liberamente. Se si correva per i corridoi, c'era sempre qualche operaia che protestava perch si intralciava il suo lavoro; se si chiudevano le porte per giocare a nascondino, erano le api ventilatrici a protestare perch le porte chiuse impedivano all'aria fresca di circolare e di raffreddare i favi dell'arnia. L'unica soluzione era quella di andare a giocare nel prato.
  Apemaia si alz in volo e con un'ampia giravolta and a posarsi ai piedi di un fiore che aveva gli stami lunghi lunghi. Si ferm ad osservare pensierosa la forma di quei fili che pendevano dall'alto e ad un tratto esclam: Ci sono! Facciamo la giostra!. Willi dovette farsi spiegare pi volte il progetto e alla fine prov a mettere in pratica l'idea dell'amica.
  Apemaia aveva pensato di utilizzare gli stami del fiore proprio come delle liane. Bastava una leggera spinta, e il gioco era fatto.
  Sedute sull'estremit dello stame, le api giravano vorticosamente: Vooomm! Di, pi forte! 
  Vooommm!, gridava Apemaia, felice della sua trovata.
  Ma, come si sa, dei giochi ci si stanca presto. Bisognava inventare qualcos'altro.
  Willi era sdraiato con la pancia in aria a guardare le nuvole. Guarda, Apemaia, quella nuvola sembra un barboncino!.
  Un barboncino? Ma no, Willi, sembra una pecora!, rispose Apemaia con il naso per aria. E io 
dico che  un barboncino!, replic Willi. E io dico che  una pecora, insistette Apemaia. Ben presto tutte le api stavano con il naso per aria a guardare la nuvola che ad alcuni sembrava un barboncino, per altri somigliava ad una pecora. 
  Andiamo a vedere da vicino, propose Apemaia, se voliamo in alto in alto forse riusciamo a stabilire chi ha ragione.
  Partirono tutti insieme e volarono in direzione della nuvola. Salirono sempre pi in alto, ma alla nuvola non si arrivava mai.
  Apemaia, guarda gi! Mamma, come  diventato piccolo il mondo, disse Willi che incominciava
ad avere paura. Da quell'altezza la farfalla dalle grandi ali, che si riposava su un fiore, non sembrava pi grande di un moscerino, e l'alveare somigliava alla casetta dei nani. La nuvola, al contrario, diventava sempre pi grande. Non aveva n la forma di una pecora n quella di un barboncino. Vista da vicino sembrava una grande montagna tutta di latte e miele.
  Ritornarono sulla terra lasciandosi portare dal vento e quando atterrarono sul prato tutti si accorsero della faccia verde di Willi. Il poverino soffriva di vertigini, e quell'escursione verso la nuvola gli aveva fatto venire un bel capogiro.
  Camminava barcollando a destra e a sinistra e non riusciva a stare in equilibrio; inciampava nell'erba, urtava i fiori, sembrava un ubriaco. Apemaia lo guardava stupita. Non aveva mai visto nessuno ridotto in quelle condizioni.
  Vedo doppio, gemeva Willi, mi manca la terra sotto i piedi!. Lo fecero sdraiare all'ombra di una grande foglia, e cercarono di coprirlo con i petali di un fiore.
  Povero amico mio, lo confort Apemaia, stai proprio male!. Le altre api sventolavano delle foglie di menta sotto il naso del poveretto, cercando di fargli riprendere i sensi. Qualcuno era andato allo stagno a prendere un po' d'acqua; ma anche gli impacchi con il muschio non servirono a rianimare il malcapitato.
  Apemaia allora decise di andare all'alveare a chiamare il dottor Bua, che certamente avrebbe saputo come curare il mal di vertigini. Stava dando le ultime istruzioni alle amiche quando vide arrivare Flip.
  Flip, presto, vieni qui!, grid. Willi sta molto male, dobbiamo correre a chiamare il dottor Bua.
  Vieni, sali sulla mia schiena, rispose Flip, in tre salti saremo all'alveare.
  E, cos dicendo, spicc un balzo sulle sue agili zampe e part alla volta dell'arnia.
  Il dottor Bua ascolt il racconto di Apemaia e, presa la borsa dei suoi arnesi, vol da Willi.
  Altro che mal di vertigini, sentenzi dopo aver visitato il malato, questo  un classico caso di mal di fifa. Una buona iniezione di coraggio sistemer tutto!.
  Alla parola iniezione, Willi apr gli occhi, scatt in piedi e url ai quattro venti: Sto benissimo, sono guarito, mi  passato tutto. E approfittando dello stupore dei presenti si allontan in fretta e furia dalla siringa del dottor Bua. 
  Meno male, disse Apemaia, quel buffone ci aveva fatto prendere uno spavento!.
  Ritornarono tutti insieme all'alveare, commentando le avventure di quella mattina.
  Cassandra aveva rimproverato Apemaia perch non avrebbe dovuto portare Willi cos in alto: Oggi resterete qui vicino, non voglio che corriate altri rischi.
  Infatti quel pomeriggio Apemaia e Willi si dedicarono all'esplorazione dello stagno. Descrissero sul loro quaderno tutte le piante che nascevano nell'acqua, disegnarono i fiori delle ninfee, si divertirono a far rimbalzare sulla superficie dello stagno alcuni sassolini larghi e piatti.
  Il mio ha fatto quattro salti, diceva Willi. Guarda questo, rispondeva Apemaia facendo 
rimbalzare un sassolino sull'acqua cinque volte.
  Lo stagno affascinava i due amici. Con una foglia, un rametto e un guscio di noce Apemaia aveva costruito una barchetta che galleggiava dolcemente. Willi la spingeva verso il largo e Apemaia volava a riprenderla e la riportava verso la riva.
  Faceva caldo quel giorno, e la superficie dell'acqua dello stagno era liscia e splendente come uno specchio. I due amici incominciarono a scherzare: Io sono l'ape pi bella! Guarda come l'acqua riflette la mia immagine!, diceva Apemaia sfilando davanti a Willi e imitando il passo di una perfetta indossatrice.
  Io sono il mostro delle acque!, rispondeva
  Willi, facendo le boccacce che l'acqua, appena increspata, rendeva ancora pi comiche.
  Ad un tratto, un'ombra scura scivol sotto di loro. Era un pesce che da tempo studiava i movimenti delle due api. Aveva intenzione di farsi un bel pranzetto e quelle due sciocchine capitavano a proposito.
  Cosa sar, domand Willi un po' preoccupato, l'hai visto anche tu?.
  Ma di, fifone, oggi basta con gli scherzi, rispose Apemaia. Sar l'ombra di... .
  Ma mentre parlava, il pesce salt fuori dall'acqua e apr la sua grande bocca cercando di catturarla.
  Fu questione di un momento: Apemaia si aggrapp con tutte le forze alla foglia di una canna, che la rilanci per aria. Il pesce era ritornato nell'acqua con la pancia vuota.
  Che paura!, esclam Apemaia. Io non sapevo che i pesci mangiassero le api... Willi, andiamo via, questo non  un posto per noi. L'amico era ben felice di allontanarsi dallo stagno; l'idea di finire nella pancia di un pesce non gli piaceva affatto. Quella sera preferirono non raccontare a nessuno quello che era successo.
  Temevano un altro rimprovero di Cassandra e non volevano rischiare di finire subito a letto senza la cena.
  Domani saremo pi prudenti, disse Apemaia,  ora di renderci utili. Vedrai, Willi, troveremo il modo di dimostrare che non siamo pi soltanto degli scolari.
  Si dice che la notte porti consiglio ma di consigli Apemaia, quella notte, non ne aveva trovati. Il giorno dopo decise di andare a trovare Curt, lo scarabeo della rosa, per chiedergli qualche idea in prestito. Non sappiamo come fare per dimostrare che siamo cresciuti, disse Apemaia a Curt, ci trattano sempre come neonati... .
  Curt aggrott la fronte, ci pens un momentino e poi rispose: Potreste rendervi utili segnalando i pericoli che ci sono. Voi andate sempre in giro... ecco, ho trovato! Potreste annotare tutti i posti che vi sembrano pericolosi e riferire alle api operaie di fare attenzione... .
  Ottima idea, esclam Apemaia, partiamo subito!.
  Era un compito rischioso: per segnalare i pericoli bisognava andarli a cercare. Sarebbero stati abbastanza prudenti quei due?
  Curt era grande e grosso e sapeva difendersi, ma Apemaia e Willi erano cos distratti! Quando Flip seppe che le due api volevano ficcarsi nei guai, decise di andare con loro, per evitare il peggio.
  Arriv al momento giusto. Apemaia aveva trovato, tesa tra due rami, una vecchia ragnatela abbandonata dal suo padrone, e si divertiva a saltarvi sopra. Guarda Flip,  meglio di un tappeto elastico, rimbalza che  un piacere!, esclam quando vide l'amico. Fece un salto, poi ancora un salto, finch un filo della ragnatela non si ruppe e cominci ad imprigionarle le ali. Apemaia non riusciva a districarsi da quel groviglio. Ci volle l'aiuto di Willi e di Flip per liberarla. Accidenti, esclam, non riuscivo pi a muovermi!.
  Allora Flip le spieg che il ragno tesseva la sua tela proprio allo scopo di catturare le prede. Sei stata fortunata, perch questa ragnatela non  abitata. Se ci fosse stato il ragno, avresti fatto una brutta fine!.
  Flip stava concludendo la sua predica quando videro avvicinarsi di gran corsa un topo con gli occhiali. Arrivava tutto trafelato e si proteggeva con il cappello di un fungo.
  A-a-a-aiuto! I ne-ne-nemici!, gridava balbettando, di-di-dicono che c' la-la-l'attacco!. Apemaia lo ferm e volle sapere chi erano i nemici che attaccavano.
  Il topo non era certo veloce nelle sue spiegazioni. Balbettava cos tanto che gli ci voleva un'eternit a mettere insieme un'intera frase. Ma il succo era chiaro. Aveva sentito qualcuno nel bosco dire che fra breve l'alveare sarebbe stato rapinato. Non era riuscito a sapere chi fosse l'artefice di un simile piano ma aveva sentito chiaramente la parola rapina. L'alveare  in pericolo, esclam Apemaia. Willi, corriamo ad avvisare le api guerriere!. E spiccarono il volo alla volta dell'alveare. Non fu facile convincere le api guerriere, sempre prudenti, che l'alveare era in pericolo. 
  Nessuno voleva credere a quei due mocciosi perditempo che se ne stavano tutto il giorno a zonzo. Su, tornate a giocare, piccine, a difendere l'alveare ci pensiamo noi!, risposero le api guerriere.
  Apemaia insisteva. Non voleva andarsene e cos dovettero usare la minaccia delle loro lance per togliere di mezzo quella piccola peste. Willi convinse l'amica che non c'era altro da fare che tornare nel bosco dove avrebbero cercato di sapere qualcosa di pi preciso.
  Se il topo aveva sentito parlare di una rapina all'alveare, forse c'era qualche altro animale che sapeva qualcosa.
  Andarono a casa di Flip e studiarono bene il da farsi. Innanzitutto bisognava interrogare pi gente possibile, ma non a caso; bisognava consultare animali della terra e animali del cielo per stabilire da dove potessero provenire questi nemici.
  Apemaia si rec a trovare due signorine scarabee note per la loro arte nel pettegolare. Sapete nulla riguardo a una rapina all'alveare?, domand Apemaia ansiosa di scoprire la verit. Rapina?, fecero quelle in coro. Ma non si tratta di rapina, mia cara, circola voce che si prepari un attentato alla vostra Regina. Un attentato? E chi ve lo ha detto?, indag Apemaia.
  Oh, nessuno in particolare, mia cara.  una voce, e le voci circolano, ma non si sa mai da dove vengano.
  Era troppo. Prima una rapina, ora un attentato. 
  A questo punto la cosa era grossa per davvero. 
  Potete indicarmi qualcuno che possa darci altre informazioni?, domand Apemaia alle signorine scarabee. Forse Puch, la mosca, ma non prendete per oro colato tutto quello che dice. Quelle lenti che porta sugli occhi le fanno vedere le cose un po' deformate.... Chiss dov'era Puch in quel momento.
  Apemaia sapeva che Puch passava la maggior parte del suo tempo nella casa dell'Uomo a curiosare. E, se non era l, poteva essere dappertutto. Come fare a rintracciarla?
  Torn da Flip e da Willi, che nel frattempo avevano indagato presso alcune lucciole.
  Si dice, raccont Flip, che qualcuno voglia incendiare l'alveare.
  Incredibile, disse Apemaia, a me hanno detto che vogliono fare un attentato alla Regina. Ma chi ha intenzione di disfarsi delle api?. Willi, che fino a quel momento era rimasto in disparte, espose i suoi dubbi: Questa storia puzza! Prima la rapina, poi l'attentato, adesso l'incendio. C' qualcuno che si diverte alle nostre spalle. Sar, rispose Apemaia, comunque  uno scherzo di cattivo gusto. E poi non si pu mai sapere; potrebbe essere tutto vero... .
  Decisero di andare a cercare Max e di sentire se nelle viscere della terra, dove lui abitava, si raccontasse qualcosa del genere. 
  Ma, mentre volavano verso la tana di Max, dal cielo incominciarono a scendere alcune gocce di pioggia. Impossibile volare con questo tempo, disse Apemaia, come facciamo?.
  Flip aveva una soluzione per tutto. Fece riparare gli amici sotto il calice di un fiore in attesa che il tempo tornasse bello.
  Che strana la natura quando piove! Apemaia osservava il verde dell'erba, che sotto la pioggia era diventato ancora pi brillante.
  I petali dei fiori ricevevano le goccioline d'acqua e le facevano rotolare dentro il calice, come se fossero preziose perle da raccogliere. La terra profumava di pulito e tutt'intorno risuonava una musica lieve. Din-din-din, facevano le gocce di pioggia dentro lo stagno. Flap, flap, flap, suonavano al contatto con le foglie della grande quercia. Com'era bella la natura!  proprio un bel regalo, pensava Apemaia sotto il suo fiore, deve essere proprio buono chi ha fatto tutto questo!. Non era possibile credere che in un mondo cos bello ci fosse qualcuno che progettasse rapine, attentati, incendi. Eppure, quel giorno non aveva sentito parlare d'altro.
  Appena la pioggia cess, Flip, Willi e Apemaia andarono alla tana di Max. Anche lui aveva sentito parlare di qualcosa ma non aveva capito bene e non sapeva spiegare se si trattasse di una rapina piuttosto che di un attentato o di un incendio.
  Non restava che andare a cercare Puch, per sapere da lei qualcosa di pi preciso. L'aria era ancora umida e Apemaia non riusciva a volare bene. Attaccati alla mia coda, disse Max, ti porter io. Apemaia non era mai andata a cavallo di un lombrico e trovava il viaggio abbastanza piacevole, anche se gli scossoni non mancavano.
  Nessuno aveva visto Puch quel giorno.
  Forse, a causa della pioggia, pens Apemaia, sar rimasta nella casa dell'Uomo. Dovremo rinunciare a sapere qualcosa da lei.
  Era quasi buio, e Willi insisteva per fare ritorno all'alveare. Gli amici si diedero appuntamento per il giorno dopo e si salutarono. Quando Apemaia entr nell'alveare incontr due api operaie che parlavano tra loro. Eppure li ho sentiti con le mie orecchie, diceva una, raccoglievo il nettare da una rosa e ho sentito che parlavano proprio di noi, dell'alveare. Dicevano che molto presto ci sar una rapina.
  Apemaia allora and a cercare Cassandra. Voleva parlarle di tutta questa storia piena di rapine e attentati, e chiederle consiglio.
  La trov che parlava con un'ancella della Regina, a bassa voce per non farsi sentire dal resto della scolaresca. Anche se non era una cosa molto educata, Apemaia si nascose dietro alla porta e stette ad origliare. Cassandra diceva che nel bosco aveva inteso parlare di un incendio. Capirai, se appiccano il fuoco all'alveare  la fine. Bisogna informare la Regina, rispose l'ancella. Ma no, forse  meglio aspettare, la rassicur Cassandra con prudenza. Dunque i sospetti non sono solo miei, pensava Apemaia.
  Prima di andare a letto si accorse che davanti ad ogni porta e dietro ogni finestra era stato rafforzato il numero delle guardie. Erano tutte molto nervose, camminavano avanti e indietro, attente ad ogni rumore sospetto, ad ogni ombra e ad ogni spostamento d'aria.
  Nessuno dorm bene, quella notte: Willi per paura dei ladri, Cassandra per paura dell'incendio, Apemaia per paura che qualcuno potesse far del male alla Regina. E le api guerriere non dormirono affatto.
  La mattina dopo ognuno riprese il suo lavoro e Apemaia e Willi si recarono all'appuntamento con Flip e Max. Anche loro non erano riusciti a dormire quella notte.
  Max, in particolare, si era arrotolato nella sua tana senza riuscire a prendere sonno e aveva continuato a pensare a quelle strane storie. Si era ricordato che da un paio di giorni non aveva pi visto Tecla, un losco personaggio sempre avido di bottino e desideroso di prendere nella sua rete anche Apemaia. Ci siamo, esclam Flip, quando quella scompare, nessuno riesce pi a dormire tranquillo!.
  Come fare a scovarla? Apemaia era decisa a tutto. Muoviamoci, chiederemo notizie a tutti gli animali del bosco, disse col solito entusiasmo.
  E si diresse verso lo stagno.
  Quando arrivarono sulla riva videro uno spettacolo strano: tutte le rane scappavano a gran velocit. Uscivano dall'acqua e si nascondevano dentro i cespugli tutt'attorno allo stagno, gracidando a perdifiato.
  Che cosa succede?, domand Flip ad una rana che gli passava accanto. Qualcuno dice, rispose quella affannata, che l'acqua dello stagno  stata avvelenata!.
  Povere noi, gemeva la pi anziana, come faremo senz'acqua?.
  Anche questa  una storia che puzza, esclam Willi, se l'acqua fosse avvelenata i pesci sarebbero morti gi da un pezzo. Invece non c' alcun segno di pesce morto!.
  Bravo Willi, questo  vero, ammise Apemaia, ma chi pu avere interesse a far scappare le rane dallo stagno?.
  Flip era pensieroso. Tutta quella storia non gli piaceva. C'era qualcuno che voleva allontanare gli animali del bosco per restarne l'unico proprietario. Mi sembra di conoscerlo questo tipo, disse Flip preoccupato, di certo a mettere in piedi tutta questa storia  stata Tecla. Ma come possiamo fare per smascherarla? .
  Apemaia pensava. Willi pensava, Max pensava, Flip pensava. Ma tanti pensatori non riuscivano a produrre tutt'insieme neanche una mezza idea. Ad un certo punto Flip parl. Era calmo e aveva l'aria di un vecchio saggio. Sentite, disse agli amici, quello che ha fatto Tecla non  bello ma noi non possiamo proprio agire allo stesso modo. Non servirebbe. Dobbiamo cercarla e parlarle, con molta semplicit, facendole capire che non le serbiamo rancore per il suo misfatto.
  Apemaia era d'accordo con Flip. Bisognava andare a cercare Tecla e dimostrarle che si pu essere buoni con chi ha sbagliato.
  Dove poteva essersi rifugiato un vecchio ragno, in attesa che il suo malvagio progetto si realizzasse fino in fondo?
  Certo, in un posto da cui si potesse dominare la situazione e tenere sott'occhio tutti i vari spostamenti.
  Dalla grande quercia, disse Max, si pu vedere tutto il prato, il bosco e l'alveare. Io lo so perch quando sono triste striscio fin lass e cerco di guardare la vita sotto un'altra prospettiva.... Sicuro, Tecla non poteva essere che lass. Si affrettarono a raggiungere la grande quercia e senza fare rumore salirono fin sulla cima.
  Tecla dormiva dentro un nido abbandonato, con il vecchio cappello in testa e il naso tutto rosso come al solito. Povera vecchia, pens Apemaia, come dev'essere triste vivere cos soli, senza nessun amico.
  Flip chiam Tecla e le disse che alcuni amici le volevano parlare. Fu davvero molto conciliante. Amici? Io non ho amici! Presto sar la padrona di tutto il bosco....
  Lo sappiamo, rispose Apemaia, hai cercato di spaventarci perch volevi restare sola. Volevi prenderti tutto il nostro miele, tutti i moscerini dello stagno, e avere il bosco tutto per te.
  Ma, interruppe Flip, non ce l'abbiamo con te per quello che hai fatto. Noi vogliamo esserti amici.
  Se tutti se ne fossero andati come volevi tu, disse Willi con fare commovente, nel bosco non ci sarebbero pi il grillo che canta, gli uccellini al mattino, le lucciole la notte. Come faresti a vivere cos da sola?.
  Tecla guardava quei quattro e cominciava a sentirsi dentro qualcosa di strano.
  Era vero quello che diceva Apemaia: lei aveva messo in giro quelle voci perch voleva restare l'unica padrona del bosco. Ma era vero anche quello che diceva Willi: la vita senza gli altri animali sarebbe stata ben triste. Quella povera vecchia, in fondo, aveva il cuore buono. Era stata la solitudine della sua vita a ridurla cos. Chiese perdono agli amici per quello che aveva fatto, e preg Apemaia di aiutarla ad essere come loro, una di loro. Ma certo, esclam Apemaia, coraggio, vieni con noi!. E sal sulle sue spalle, felice di aver riportato l'armonia nella vita del bosco e di aver conquistato un amico in pi.